Una tipica situazione della vita quotidiana: immaginiamo di essere in un negozio, e nostro figlio vede qualcosa che per lui in quel momento è irrinunciabile.

Dopo il nostro no il bambino inizia a fare una scenata, può capitare che la sua scelta ricada su un giochino che costa poco e che quindi per noi non sia un problema acquistarlo… alla fine cosa succede? …cediamo!

Ecco un semplice esempio in cui non insegniamo la resilienza a nostro figlio!

Ma cos’è la resilienza?

E’ sinteticamente la capacità da parte di ognuno di noi di fronteggiare eventi stressanti in maniera positiva e di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle frustrazione e le difficoltà.

Si tratta di una risorsa indispensabile, insieme all’autostima, per crescere affrontando la vita in modo positivo e con coraggio.

I bambini soprattutto se molto piccoli sono motivati dal principio del piacere, cercano la soddisfazione dei propri desideri in fretta e senza modularsi. Il compito del genitore in questa fase e insegnare al bambino la gestione della frustrazione. Il piacere di aspettare, di avere pazienza, di tollerare che le cose non vadano sempre come lui vorrebbe, il porsi e raggiungere obbiettivi da solo, il coraggio di provare con la fiducia di riuscire. I genitori vorrebbero evitare il più possibile il dispiacere, le esperienze negative e le difficoltà ai propri figli. Nella vita reale però non è possibile controllare gli eventi . A volte si crede che una modalità utile sia sostituisi a lui come ad esempio fare le cose per lui, facilitare i compiti, aiutarlo in tutto insegnandogli per filo e per segno le procedure. Ma il rischio è che il bambino finisca per credere che il genitore non abbia fiducia nelle sue capacità e alla fine crederà davvero di non farcela mai da solo.

Come fare allora?

Una cosa di sicuro si può fare: possiamo dotarli di una corazza flessibile, fatta di resilienza.

Ecco la ricetta:

1-permettergli di sperimentarsi per prove ed errori: molti studi dimostrano che permettere al bambino di sperimentare come un piccolo scienziato porta ad apprendimenti molto più rapidi ed un aumento dell’autostima. Il genitore può graduare i compiti in base all’età ma comunque permettere al bambino di provare cose nuove anche mai fatte prima (es. nei bambini piccoli aprire un barattolo, provare una nuova giostra, costruire un lego..ecc ).

La cosa importante è dare significato agli errori: di fronte ad insuccessi è importante aiutare il bambino a considerarli come occasione per imparare e non come giudizio su di lui. Per farlo, occorre avere aspettative realistiche. Accettare quindi gli errori come aspetti della crescita ed evitare i ricatti affettivi poiché spesso i bambini sono convinti di essere accettati solo se hanno successo.

2-scoprire i propri talenti: ogni bambino riesce meglio in alcuni ambiti e meno negli altri, permettere loro di provare attività anche molto diverse tra di loro fa emergere le capacità autentiche del bambino. Scoprire di avere successo in alcune materie, sport, attività forma la consapevolezza personale e sviluppa l’identità. Conoscere le proprie competenze permette di avere nella vita di tutti i giorni delle risorse sempre disponibili su cui attingere per ricaricarsi e ritrovare positività.

3-insegnargli che le relazioni contano di più degli oggetti: i rapporti con le persone sia della famiglia che con i pari sono importantissime per stimolare la resilienza poiché creano una grande rete di supporto emotivo e materiale che sosterranno il bambino lungo il suo cammino nei vari contesti in cui si trova. Inoltre stare a contatto con persone anche molto diverse tra di loro permette la formazione della “teoria della mente” ovvero la capacità di comprendere gli stati interni degli altri e forma capacità quali l’accoglienza, l’empatia e il rispetto dell’altro.

4-stimolare la creatività e trasmettere regole: il genitore come primo educatore per il bambino attribuisce molta importanza alle regole formali e tende a trasmetterle con le parole e le spiegazioni ma in realtà il linguaggio preferito del bambino è il non verbale (i gesti, il tono della voce, le regole implicite, la postura..ecc) e la modalità più chiara e accessibile al bambino passa velocemente soprattutto attraverso il gioco e le metafore (es. le storie).Ogni attività creativa ha delle regole implicite, delle procedure, è ciò aiuta il bambino a comprendere il significato delle norme e accettarle con facilità. Regole che non riguardano solo la propria sicurezza ma anche il modo di relazionarsi con gli altri. Inoltre queste attività aiutano il bambino ad esprimere e integrare le emozioni forti come l’ansia e la paura e apprendere strategie autonome per affrontarle.

5-regole chiare e semplici: Proprio perchè il bambino è molto attento alle regole, più di quanto noi genitori crediamo, è indispensabile la coerenza: le regole devono essere semplici, chiare e soprattutto rispettate da tutti (anche dai genitori!). A volte accade che verbalmente comunichiamo al bambino una regola (es. non guardare la tv più di un’ora) ma il nostro comportamento contraddice la regola (es. i genitori lasciano accesa la tv su programmi per adulti tutto il giorno). Ciò può essere percepito dal bambino come un gioco di potere dell’adulto e non una regola per il loro bene.

Dott.ssa Nadia Calderaro

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