Oggi guardando la TV e vedendo scorrere continuamente immagini di guerre, dittature, terrorismo ed estremismo non possiamo fare a meno di chiederci fino a che punto le persone che si uniscono volontariamente a gruppi sociali di tale genere siano consapevoli delle conseguenze dei propri atti. Ci chiediamo cosa li spinge ad aderire a tali ideali, come possano accettare le norme imposte da tali movimenti e cosa li ha portati ad aderire così ciecamente ai loro leaders.

Per comprendere gli aspetti psicologici e sociologici che si celano dietro a tali scelte è necessario comprende alcuni aspetti legati all’identità sociale, al bisogno di appartenenza e alla formazione delle norme sociali. La psicologia sociale si occupa di studiare tali aspetti legati alla formazione dei gruppi sociali.

Cos’è un leader?

Innanzitutto per comprendere i fenomeni legati all’estremismo dobbiamo comprendere come si forma un gruppo e circolarmente come si crea un leader.

La leadership è il processo in cui a uno o più componenti del gruppo viene permesso di influenzarne e motivarne altri per contribuire a raggiungere gli obiettivi del gruppo. Il leader stabilisce gli obiettivi del gruppo, la sua struttura e la gerarchizzazione dei suoi membri, la divisione dei compiti e dunque le norme sociali in vigore all’interno del gruppo.

Un famoso esperimento di psicologia sociale ideato da Ron Jones nel 1967, professore di un liceo americano, ha sorprendentemente rivelato fino a che punto possa spingersi l’adesione di un gruppo alle proprie norme e al leader che le ha promulgate.

Aprile del 1967:  il professor Jones, 25 anni, tiene il corso di Storia Contemporanea alla Cubberley High School di Palo Alto, in California, a studenti di 15 anni di età.

Durante la spiegazione sull’instaurarsi del nazismo in Germania, uno degli studenti chiese come fosse possibile che il popolo tedesco avesse sempre sostenuto di non sapere nulla sulle atrocità compiute dai nazisti, usando l’ignoranza come scusante dell’Olocausto. “Come hanno potuto persone i cui vicini di casa o addirittura i cui amici erano cittadini ebrei affermare che non erano presenti quanto tutto ciò è accaduto?”

 A questa domanda il professor Jones non sapeva rispondere, per questo motivo decise di utilizzare una settimana di lezioni per esplorare la questione e trovare una risposta adeguata.

Jones diede quindi vita a un movimento chiamato “The Third Wave” (“La Terza Onda“) e convinse i suoi studenti che era necessaria l’eliminazione della democrazia. Il fatto che la democrazia ponesse l’accento sull’individualità fu considerato come uno svantaggio della democrazia, e Jones, nel movimento, pose l’accento su questo punto principale con il motto “Forza attraverso la disciplina, forza attraverso l’unione, forza attraverso l’azione, forza attraverso l’orgoglio”.

Primo giorno: forza attraverso la disciplina

Il primo giorno Jones decise di introdurre uno dei concetti chiave del nazismo: la disciplina. Dopo aver illustrato la bellezza della disciplina, l’esercizio, la perseveranza, il controllo, ordinò alla classe di esercitarsi a raggiungere le proprie sedie e assumere una determinata postura in meno di trenta secondi e senza far rumore. Si esercitarono e in breve tempo tutti furono in grado di riprodurre il movimento. Instaurò una ferrea disciplina emergendo come figura autoritaria.

 Jones introdusse un protocollo per la comunicazione all’interno della classe e notò come l’ambiente autoritario porta con sé una maggiore attenzione e produttività del gruppo.

Secondo giorno: forza attraverso l’unione

Il secondo giorno, quando Jones entrò in classe trovò gli alunni nella posizione insegnata il giorno precedente. Iniziò la lezione spiegando il valore della comunità: sentirsi parte di un insieme, di un movimento, soffrire insieme e lavorare per uno scopo comune. La classe ripete il motto:

“La forza attraverso la disciplina, la forza attraverso l’unione”.

ron JonesIl professore creò un saluto esclusivo per gli studenti simile a quello che nazismo e ordino di salutarsi sempre in quel modo anche fuori dalla classe.Diede il nome al movimento e lo chiamò “the third Wave” la Terza Onda, (per la credenza che vede la terza onda come la più grande della catena di onde ).

Terzo giorno: La forza attraverso l’azione

Il terzo giorno diversi studenti di altre classi si unirono al gruppo, da 30 a 43. Tutti gli studenti mostrarono un miglioramento nelle loro abilità accademiche e una motivazione straordinaria. Jones spiegò l’importanza dell’azione, la bellezza del prendersi la responsabilità dei propri gesti e del fare qualsiasi cosa necessaria per proteggere la propria comunità.

Alla fine della lezione, agli studenti venne data una “card per i membri” e un compito speciale ad ognuno (ideare il simbolo della Terza Onda, bloccare i non-membri, convincere 20 bambini delle elementari a sedersi come loro..ecc).  A fine giornata 200 studenti si unirono alla Terza Onda.
Alla fine del terzo giorno la situazione diventò preoccupante e per lo stesso Jones fu difficile distinguere i limiti tra finzione e realtà.

Quarto giorno: La forza attraverso l’orgoglio

Al quarto giorno Jones decide di porre fine all’esperimento perché ne stava perdendo il controllo. Ma lo fece in modo inaspettato:cominciò la lezione parlando dell’orgoglio poi annunciò che la Terza Onda non era solo un esperimento o un’esercitazione di classe ma che La Terza Onda era un programma nazionale per ricercare studenti in grado di lottare per un cambiamento politico in questa nazione e che il giorno successivo sarebbe stato reso pubblico con un messaggio in diretta televisiva.

Quinto giorno: La forza attraverso la comprensione

Il quinto giorno l’auditorium della scuola era pieno di studenti: si accende un grande schermo e per due minuti tutti fissano una parete bianca. Succesivamente Jones annunciò a tutti loro che avevano preso parte a un esperimento sul fascismo e che tutti avevano volontariamente creato un senso di superiorità che i cittadini tedeschi avevano nel periodo della Germania nazista poi mostrò un film sul Terzo Reich.

Le sue parole furono: ““Ascoltatemi con attenzione, ho una cosa importante da dirvi. Non c’è nessun leader. Non c’è nessun movimento nazionale chiamato la Terza Onda. Siete stati usati e manipolati: non siete migliori dei tedeschi che hanno aderito al nazismo che avete studiato!”

Secondo Jones, l’esperimento rivelava che:

“Il fascismo non è qualcosa che qualcuno fa e qualcuno no. No. È proprio qui. In quest’aula. Nelle nostre personali abitudini e nel modo di vivere. Grattate la superficie e appare. Qualcosa in ciascuno di noi. Ce lo portiamo dentro come una malattia (..)”

Ad oggi, questa sua affermazione è criticabile poiché attua una generalizzazione ma non possiamo evitare di fare parallelismi con alcune realtà tragicamente protagoniste della cronaca attuale.

Questo esperimento oggi non sarebbe replicabile poiché viola gravemente le norme etiche in vigore ma fa riflettere sui meccanismi che sottendono la creazione di gruppi sociali guidati da leader autoritari.

Molte dittature sono ancora presenti nel mondo e dall’Italia forse ci sembrano incomprensibili e lontane ma in realtà sono fenomeni che coinvolgono persone esattamente come noi e che sono alimentate da bisogni che tutti possediamo: bisogno di appartenenza, di unione, bisogno di protezione, bisogno di riconoscimento, bisogno di valere, ricerca di un ideale in cui credere. (ecc.). Anche gli studenti di Jones dissero: “non credo che il fascismo sia proprio in mezzo a noi, è una vecchia storia.” ma ricevettero sulla loro pelle una chiara smentita.

Solo attraverso la riflessione e la consapevolezza di tali meccanismi possiamo evitare che si ripetano errori già commessi. L’essere critici e autoriflessivi, la consapevolezza del condizionamento sociale, la riflessione sulle norme sociali e culturali in cui siamo cresciuti e viviamo sono alcuni degli strumenti essenziali per la crescita personale e comunitaria. Tali capacità andrebbero insegnate sin da piccoli ai bambini poiché permetterebbero la limitazione dell’omologazione e della passiva adesione.

Dr.ssa Nadia Calderaro

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