Il concetto di tempo

A fianco del Tempo paradigmatico (il tempo meccanico scandito dall’orologio) esiste un Tempo narrativo, (dell’anima secondo Sant’Agostino) fatto dalle esperienze della persona: noi siamo quello che siamo perchè prima siamo stati qualcos’altro. Noi abbiamo bisogno di ricostruire la nostra realtà secondo un ordine temporale poichè ciò ci protegge dal caos. Ma ognuno di noi ha una propria connessione tra gli eventi e quindi un proprio tempo personale: determiniamo il passato in base a COME parliamo del passato e contemporaneamente raccontandolo nel presente lo ricostruiamo, lo modifichiamo e lo completiamo.

Il passato quindi è un “resoconto filmico”, non è una verifica di come sono andate davvero le cose.

Capiamo quindi che il tempo è molto influenzato dalla nostra percezione. Per noi il passato rappresenta la nostra memoria, il futuro rappresenta la nostra attesa ed entrambi in realtà esistono nel nostro presente.

Se ci riflettiamo bene possiamo renderci conto che la nostra storia è sempre una lettura che diamo nel presente, i nostri racconti del passato sono sempre connessi e influenzati dalla visione che abbiamo nel presente. Possiamo rileggere in infiniti modi diversi un ricordo e in questo modo inevitabilmente modificarlo e riadattarlo e perfino cambiarlo.

Inoltre, in qualsiasi momento può accadere qualcosa che modifica la nostra visione del ricordo. Ad esempio ho un idea precisa di mio figlio e ho accumulato una serie di ricordi legati ai suoi successi nello studio che mi rendono orgoglioso di lui, a un certo punto vengo a scoprire che mio figlio non si è mai laureato e che mi ha mentito per anni.. ecco che tutti i ricordi che prima rappresentavano un’idea positiva che avevo di mio figlio, vengono rivisitati a uno a uno, alla luce del presente, ed etichettati come bugie, invenzioni e connotati negativamente.

Il concetto di tempo in psicoterapia sistemica

In psicoterapia soprattutto il concetto di tempo assume diverse sfumature e possono essere presenti contemporaneamente una molteplicità di tempi. Esiste il tempo lineare (causa/effetto) e il tempo circolare (ad ogni azione corrisponde una retroazione), esiste un tempo individuale (percepito in modo diverso da ogni singola persona), un tempo familiare (un insieme di tempi individuali che diviene un tempo globale che è più che la somma delle singole parti) e un tempo sociale (micro e macro).

Secondo il modello sistemico che è andato sviluppandosi a partire dalla seconda cibernetica è molto importante comprendere il MODO in cui il sistema familiare ha costruito la sua organizzazione e la sua storia. Nel tempo si sono create delle importanti regole relazionali all’interno della famiglia e il terapeuta nel dispiegarsi di tali modalità relazionali può individuare l’orizzonte temporale dominate della famiglia:

-La famiglia con una tendenza temporale al passato: tendono a “fermare il tempo” attraverso rituali che presentificano costanza e tradizione (ad esempio ci tengono particolarmente a festeggiare in famiglia i compleanni, le feste religiose..ecc). Sono famiglia abbastanza chiuse e poco flessibili ai cambiamenti verso il futuro.

-La famiglia con una tendenza particolare al futuro: è come se stessero facendo sempre “in vista di” qualcosa che avverà. Sono molto elastici ai cambiamenti di struttura in vista della realizzazione dei progetti futuri. (trasferimenti, cambiamenti di lavoro, di stile di vita..ecc). Sono famiglie che tendono a una “funzione” piuttosto che all’ “essere”).

-La famiglia con una tendenza temporale tutta sul presente, si vive alla giornata, pochi rituali e scarsa progettualità verso il futuro.

Ovviamente queste descrizioni rappresentano una tendenza generale, un’orientamento della famiglia, questa classificazione non ha quindi lo scopo di etichettare una famiglia piuttosto di descrivere una tendenza generale e alcune caratteristiche peculiari a determinate famiglie.

Di particolare interesse emerge il tema del RITO: esso sembra svolgere la funzione di “sospendere il tempo” della famiglia, di fermarlo e di donare un senso di stabilità al sistema. Ad esempio per alcune famiglie i cui membri per motivi di lavoro o di studi si trovano per la maggior parte del tempo lontani da casa, la ritualità del festeggiare alcune feste religiose come il Natale, tutti assieme, permette ai membri di ricompattare il senso di unità e famiglia. Vi sono poi i rituali di celebrazione che hanno lo scopo di presentificare il passato come ad esempio ricordare chi non c’è più e purtroppo esistono anche in alcune famiglie dei rituali di degradazione, ben descritti da Goffman che evidenziano la presenza di un blocco del tempo in senso negativo.

Oltre che un tempo familiare però, come sopradescritto, esiste un tempo individuale, diverso in ciascun membro della famiglia. E’ quindi necessario che ogni individuo riesca a sintonizzarsi con il tempo familiare, che i membri riescano a trovare una sorta di armonia temporale per stare insieme. Ma che succede quando le descrizioni narrative sono molto differenti  o avviene uno svelamento che fa perdere la sensazione di “coevolutività familiare”?

Ad esempio accade che scopro che mio marito ha un’altra famiglia da molto tempo: non solo percepisco un tradimento nel presente ma questa scoperta mi porta a mettere in dubbio tutto il passato vissuto insieme.

Oppure nella rivelazione dell’OMOSESSUALITA’: tale scoperta da parte dei genitori nel presente li porta a rivisitare e rimettere in dubbio determinati ricordi del passato. Nel momento della dichiarazione (coming out) avviene una disincronia totale tra genitori e figlio. Perché? Perché mentre il ragazzo/a ha avuto un tempo per essere, riflettere, vivere, tale aspetto della vita e ciò culmina con la rivelazione ai genitori che rappresenta un atto liberatorio, per i genitori è una scoperta che destabilizza poiché è necessaria una revisione dei ricordi del passato alla luce di tale rivelazione, richiede riflessione, tempo, revisione del passato che non è immediata. Ciò può essere percepito dal figlio come un rifiuto e le modalità di reazione da entrambe le parti sono disparate.

E’ molto importante, soprattutto in tal situazioni, che il sistema comprenda che ognuno sta vivendo un tempo differente. IL terapeuta aiuta in questi momenti a armonizzare il tempo familiare.

Il tempo nell’incontro terapeutico con la famiglia

Esiste quindi per il terapeuta una pluralità di mondi possibili a cui accedere per incontrare la famiglia.

Il concetto di tempo narrativo evidenzia come il terapeuta possa riuscire ad agire “apparentemente” nel presente e contemporaneamente riuscire ad operare sulla memoria e sul futuro del paziente o della famiglia. Inoltre la temporalità può divenire una strategia di intervento nel terapeuta nel momento in cui utilizza con la famiglia l’introduzione di diverse dimensioni temporali per destabilizzare la costruzione dominante della famiglia. Aiuta, cioè, il sistema a ipotizzare nuove trame e nuove narrazioni. Sluski ad esempio sottolinea l’utilizzo da parte del terapeuta di domande volte a destabilizzare un sistema che è rimasto congelato in una determinata storia e ha bisogno di creare nuovi scenari per poter evolvere.

 In psicoterapia quindi il concetto di tempo assume diversi significati ma in particolare il segnale di cambiamento nella persona è dato soprattutto quando la persona riesce a raccontare in modo diverso la sua storia. E’ fondamentale comprendere che il modo di parlare condiziona il nostro modo di pensare ed è in grado di imprigionarlo e bloccarlo nel tempo.

(Contributi racconti durante il Seminario IL TEMPO NELLE RELAZIONI: UNA VISIONE SISTEMICA, 2017; tra i relatori presenti A. Salvini, G. Chiari, R. Marchiorri, E. Faccio; O. Galvano; M.Pezzolo; M.C. Ortu).

 

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