Nella cultura italiana è ancora poco diffusa l’importanza della terapia di coppia come modalità per far fronte alle crisi di coppia più o meno dolorose, l’atto di andare dallo psicologo è ancora visto come un’alternativa solo nei casi più problematici (come ad esempio separazioni o divorzi). Nelle coppie oggi, generalmente non si cerca la soluzione dei problemi ma si tende ad eluderla e a “mettere da parte” ciò che affligge. Questo aspetto si manifesta in molti modi: dal non parlare con nessuno delle difficoltà di coppia, dal negare le difficoltà, dal chiudere la conversazione con il partner, dal vivere in un clima conflittuale per anni, dal presentare agli altri un’immagine di “coppia perfetta” adeguandosi al conformismo…ecc

In realtà, la terapia di coppia è uno spazio in cui i due membri della coppia esprimono le loro legittime differenze e giungono a una decisione: se stare insieme ed imparare a usare le loro risorse per farlo correttamente o lasciarsi in modo sano.

Problemi di comunicazione?

Quando qualcosa ci infastidisce del nostro partner è naturale esprimere ciò che ci ha dato fastidio, ma a volte questo semplice gesto porta ad un vero e proprio vortice di rabbia e disaccordo che, invece di risolvere il problema iniziale, lo aggravano ancora di più. Ma perché questo accade? Generalmente le conversazioni che finiscono in discussioni hanno la loro origine in diversi errori di comunicazione che sono abbastanza comuni. Ecco alcuni esempi:

DARE LA COLPA: invece di esprimere chiaramente come ci sentiamo, mettiamo l’accento su ciò che l’altro ha sbagliato e quindi associamo il problema ad un modo di essere del nostro partner e non ad un evento accaduto. Cioè, se il nostro partner ha fatto qualcosa che ci ha ferito, non abbiamo spiegato il nostro vissuto alla sua azione ma abbiamo incolpato lui o lei! In poche parole abbiamo detto che lui o lei E’ il problema perché “il suo modo di essere è così”.

Generalmente, nessuno quando viene criticato ha la volontà di aprirsi realmente, piuttosto il suo atteggiamento è di difendersi dalle accuse. E in questo senso, ha poche possibilità di capire il punto di vista dell’altro.

IMPULSIVITA’: un altro errore di comunicazione si riferisce al modo con cui esprimiamo al nostro partner la cosa che ci ha ferito (l’emozione che proviamo mentre parliamo). Se c’è qualcosa che ci ha infastidito, è molto probabile che la rabbia che sentiamo in quel momento è così forte che pensiamo solo a scaricarla addosso all’altro e quindi, il modo in cui ci esprimiamo è controproducente a qualsiasi accordo.

Più ci arrabbiamo, più alziamo la voce e mettiamo in atto aggressioni fisiche o psicologiche, più l’altro si metterà sulla difensiva e sarà meno disponibile al dialogo e ad essere sincero. L’altro reagirà o chiudendo la conversazione o andando in escalation con voi ed esprimendo esso stesso rabbia.

EVITARE IL CONFLITTO: a differenza del punto precedente, l’evasione è un errore di comunicazione che ha a che fare con il non parlare delle situazioni che ci causano fastidio o sofferenza. Per evitare che il nostro partner reagisca negativamente, preferiamo sopportare il dispiacere che ci ha dato una certa situazione e spesso, quasi senza rendersene conto, si finisce per manifestare l’emozione negativa in modo indiretto, come per esempio mostrandosi più distaccati o ironizzando. In questo modo però il nostro partner ha poche possibilità di capire cosa stiamo provando o quali siano gli atteggiamenti o le situazioni che ci hanno disturbato, e finirà per essere egli stesso infastidito o dispiaciuto per la situazione ma senza capirne realmente il motivo. A volte, ci si aspetta che l’altro capisca da solo cosa ci ha creato sofferenza, e non se ne parla, ma questa strada è pericolosa per la coppia perché dà il via a numerosi fraintendimenti.

    MANCANZA DI EMPATIA: l’incapacità di porsi dal punto di vista dell’altro deriva dalla nostra convinzione che il nostro modo di di guardare il conflitto è l’unico accettabile, che il modo in cui il nostro partner lo percepisce è quasi irrilevante. Non capiamo che nessuno ha un accesso privilegiato alla “verità”, ma che la “verità” è un prodotto della storia di vita di ciascuno e anche se non troviamo senso all’esterno, la sua coerenza è data nel contesto della vita della persona. Quando lo capiamo veramente, mettersi nel punto di vista altrui è meno complicato.

Questi sono alcuni esempi di errori di comunicazione che possono influenzare seriamente la qualità di una relazione e che possono anche portare ad una crisi della coppia.

Nella terapia di coppia, lo psicologo è in grado di rilevare quali sono i punti cruciali che ogni membro della coppia ha bisogno di migliorare e offre delle modalità alternative e più funzionali di comunicazione.

La fiducia può essere riguadagnata con la terapia di coppia?

jeremy-bishop-206722-unsplashQuesta è una domanda che molte coppie mi pongono quando vengono per la prima volta in seduta da me. Quando ci sono state situazioni che hanno rotto la fiducia in uno o in entrambi i membri della coppia, è impossibile che il rapporto vada bene fino a quando questo problema non è risolto alla radice. Lo svantaggio è che dopo una delusione, la tendenza usuale che molti hanno per cercare di ripristinare la fiducia è di cadere nel controllo dell’altro. Cioè, “per essere in grado di fidarmi di te devo sapere tutto quello che fai, anche conoscere le password di posta, Facebook, i messaggi ecc”, con tutte le conseguenze che questo porta in termini di “serenità di coppia”.

Questa misura viene adottata quando si arriva al punto in cui un membro della coppia si rende conto che in realtà non conosce davvero l’altro e quindi non può dare credito a quello che il partner fa o dice, oppure teme che il comportamento del partner possa nuovamente ferirlo. Tuttavia, questa misura di controllo (che la maggior parte delle volte si adotta senza veramente chiedersi se è la miglior scelta per la relazione) è lungi dall’assicurare una coesistenza basata sulla fiducia.

Alla fine della giornata, è impossibile monitorare l’altra persona al 100% e anche se si controlla il telefono cellulare, la pagina Facebook, le sue amicizie..ecc, non avrete mai la certezza assoluta che l’altro non sta facendo nulla di quello che voi ritenete sbagliato.

C’è un modo per ripristinare la fiducia quando ci sono state situazioni che l’hanno minata?

 La mia convinzione è che, anche se non è un processo semplice, la fiducia è un processo deriva dal conoscere in profondità l’altra persona, non di controllarla o di depositare in lei una fede cieca.

Ma per conoscere l’altro in realtà, non è sufficiente essere consapevoli di quali sono le caratteristiche più rilevanti della sua personalità.

C’è bisogno anche di un lavoro su sé stessi: di sapere quali sono i tuoi valori, il tuo modo di pensare e di sentire, il tuo modo di stare di fronte al mondo e, soprattutto, come ti senti nel rapporto e qual è il tuo sentimento attuale verso partner.

La terapia di coppia, a differenza del dialogo che avviene solitamente tra i membri della coppia, rappresenta un “luogo sicuro” per la coppia, cioè un luogo dove entrambi possono sentirsi fisicamente, emozionalmente e mentalmente al sicuro. Possono esprimere ad alta voce e condividere con il compagno l’idea che ognuno ha del rapporto di coppia, senza dover omettere nulla o dare risposte compiacenti.

A mano a mano che si crea questo spazio sicuro, il terapeuta può utilizzare ciò che emerge e proporre un modo diverso di stare insieme, ma questo è un processo che, anche se facilitato dall’intervento di un professionista richiede costanza e sforzo da parte di ogni membro della coppia per ottenere risultati. Quando la predisposizione e la costanza accompagnano il processo terapeutico, ciò che comincia a formarsi è un nuovo modo di stare insieme nelle sedute di terapia e questo si estende alla vita di coppia e in altri contesti.

Lo psicologo è un giudice?

Due persone diverse hanno diversi stili affettivi e diversi modi di guardare il mondo. Gli psicologi dovrebbero essere molto chiari nel momento in cui aiutano una coppia che porta un conflitto particolare in seduta, quello che stanno facendo è di aiutarli a vivere con le loro legittime differenze in modo che il rapporto sia un’esperienza gratificante per entrambi, uno Spazio di crescita personale, rispetto e affetto.

È per questo motivo che lo psicologo non è interessato a scoprire quale dei due membri del rapporto è più obiettivo rispetto all’ altro, perché giudicare non aiuta affatto a superare i conflitti. A differenza di un giudice, che valuta la situazione e poi con gli elementi che ha decide a chi deve dare ragione, lo psicologo ha l’obiettivo di rilevare i punti di disaccordo della coppia e lavorare assieme alla coppia per istituire un nuovo equilibrio.

In questo senso, ai pazienti in seduta non viene chiesto di difendere le loro posizioni personali o dimostrare che le loro ragioni sono più giuste del loro partner. Essi impareranno una nuova forma di convivenza basata sul totale rispetto dell’individualità dell’altro. Come sottolinea Maturana, “la comprensione si verifica nella riflessione, quando si guarda una situazione attuale, in relazione alle configurazioni di relazioni sistemiche che costituiscono il mondo…”.

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